Oggi incontriamo STEFANIA NASCIMBENI, una scrittrice Milanese di talento.
Continuiamo a conoscere e presentare scrittori noti e meno noti della nostra variegata Italia. Dopo aver conosciuto la Siciliana Maria Lucia Riccioli, ci trasferiamo dalla parte opposta della penisola per incontrare Stefania Nascimbeni. Scrittrice, giornalista, personaggio interessante, variegato e poliedrico. Come al solito, le rivolgiamo qualche domanda e conosciamo una persona capace di essere spiritosa al momento opportuno, ma che sa affrontare con serietà importanti temi sociali, e che cela in sé una spiccata intelligenza e arguzia.
Ciao, Stefania. Ti va di dedicarci un po' del tuo tempo?
Ciao, Stefano, e grazie per aver pensato a me. Ci mancherebbe che non volessi dedicare del tempo a un mio omonimo maschile. Vai pure!
Scrittrice
milanese, hai già all'attivo diverse pubblicazioni. Parlaci un po' di
te e del tuo rapporto con la scrittura. È una passione che hai coltivato fin
dall’infanzia o è nata all'improvviso?
Il mio rapporto con la scrittura è molto più di un rapporto. In pratica è
un’estensione di me stessa, quindi non saprei definirla; come se io ti
chiedessi che rapporto hai con il tuo braccio. Però mi fa sentire bene, questo
invece riesco a definirlo. Ho sempre avuto dentro delle cose da dire e da
raccontare, fin da bambina, solo che quando ero troppo piccola per scrivere le
storie che inventavo, le disegnavo: prendevo un quaderno e mettevo le scene in
sequenza, proprio come nei fumetti. Avevo 5 anni, non di più. Poi un giorno mia
nonna mi disse “La mia vita è un romanzo, ah se sapessi scrivere, perché non la
racconti tu per me!”. Purtroppo, nonna Sara è mancata prima che venissi a
sapere molte cose. Ma ci ho provato lo stesso, ho usato il materiale che avevo
e ne ho tirato fuori un dattiloscritto di un centinaio di pagine. Era il 2006.
Ovviamente non se l’è filato nessuno… ma non mi sono arresa e ho scritto altre
quattro o cinque storie (due erano romanzi) prima di arrivare alle prime vere
pubblicazioni. Ne avrò già scritti almeno dieci di libri (quelli pubblicati
sono 4 a oggi, compreso un e-book), e penso di non fermarmi!
Hai seguito dei corsi di
scrittura creativa? Se sì, sono stati utili per la tua formazione di scrittrice?
Assolutamente sì, per quattro anni ho frequentato
i corsi di scrittura creativa di Raul Montanari, mi sono impegnata tantissimo,
ho fatto molto esercizio, ho imparato a scrivere diversi generi (anche se poi
mi sono dedicata al femminile) e ho conosciuto persone fantastiche con le quali
sono sempre in contatto, anzi, talvolta si lavora anche assieme. I corsi
servono, nessuno nasce imparato, e nemmeno genio. Anche a Mozart qualcuno avrà
insegnato a leggere il pentagramma, non ti pare?
Parlaci con parole tue dei lavori
che hai finora pubblicato. Il tuo genere, essenzialmente è il rosa; come e
perché nasce questa tua passione? Hai intenzione di continuare a lavorare
sempre sullo stesso genere o hai in cantiere anche qualcos'altro?


Ho sperimentato personalmente che
quando uno prende gusto per la scrittura creativa, non può più fare a meno di
scrivere. Condividi questo pensiero? A te accade mai di avere un'idea e aver il
desiderio irrefrenabile di buttarla giù per iscritto?
Se non scrivo deperisco. Sul serio, se
dovessi per chissà quale ragione al mondo smettere di scrivere o dovessi fare
un altro lavoro mi sentirei menomata. Certo, non sempre puoi scrivere quello
che ti piace, a volta bisogna fare i conti con le esigenze del pubblico. Io
scrivo a tutto tondo, comunque, libri, articoli, strategie di marketing,
comunicati stampa, lo faccio proprio di mestiere. Come dici tu ogni tanto arriva
il lampo di genio, magari in piena notte o mentre faccio la doccia, e allora
corro a scrivere gli appunti nel telefonino. Ma l’idea di solito nasce e si
sviluppa insieme nella mente, la traccia, il percorso (il plot, lo schema) sono
un’altra cosa. Per rispondere alla domanda di prima, ho in serbo un nuovissimo
progetto di narrativa, non rosa.
Le case editrici.
Tu hai pubblicato un romanzo “101 motivi per cui le donne preferiscono gli
stronzi” con un’importante casa editrice, la Newton Compton. Poi un secondo
lavoro, “Tutti pazzi per Gaia” con una casa editrice, non dico piccola, ma di
ben più bassa portata, Leggere-editore Fanucci. Domanda che non vuol nulla
togliere alle piccole/medie case editrici, che anzi sono forse quelle che
effettivamente producono letteratura di qualità in Italia: con chi ti sei
trovata meglio e perché?
Non trattarmi male Fanucci che ci tengo! E’
stato il primo editore italiano di Blade Runner e di Io Sono Leggenda, mica
pizza e fichi… Scherzi a parte, Fanucci è più un medio editore. Ma stiamo
crescendo insieme e la cosa è molto bella. Newton è un colosso, ormai, mentre una
volta era un medio editore. Qual era la domanda, chi cosa come cosa? Non posso
risponderti. Fanucci è il mio attuale editore, e con lui ho in uscita altri due
libri, dei quali uno ad aprile, e Newton continua a passarmi le royalities del
101 dal 2009….
Pensi che vivere
in una grande città, come Milano, Roma, Torino o Napoli, favorisca un autore,
per quanto riguarda i contatti con le case editrici, e quindi la pubblicazione
dei propri scritti, rispetto a chi vive nelle piccole realtà di cittadine di
provincia? Se sì, in che modo?
Sarei
falsa nel dirti che non è così, che l’esperienza si fa anche leggendo etc etc
etc, ma non è la verità: l’esperienza si fa solo vivendo, osservando la gente,
le situazioni, ascoltando i racconti dell’umanità più vasta. Io scrivo sempre
di Milano poi perché amo tanto la mia città, e i miei personaggi sono quasi
sempre milanesi. Infatti fanno lavori che si trovano facilmente qui, scrittori,
giornalisti, chef… Però gli ultimi libri li ho scritti a Santa Margherita Ligure,
che è la mia seconda casa, anzi, forse, per certi versi, mi sento più a casa lì
che a casa mia. Sì, sì, potete invidiarmi, spesso lavoro in riva al mare!
Veniamo ai tuoi personaggi:
inventati di pura fantasia o qualche riferimento a realtà vissuta?
Non ti ricorda nessuno Gaia, trentenne, giornalista,
morettina, pasticciona? I personaggi secondari prendono sempre spunto da
qualcuno di reale, come ti dicevo. Di solito amici, parenti… ecco, mia mamma –
poverina - è stata spesso riconosciuta nei miei libri, e si è riconosciuta
anche da sola. “Ma sono così rompiscatole secondo te?”, mi ha chiesto una
volta, e io le ho risposto, “Chi, tu o la mamma di Gaia?”
Cosa bolle di nuovo nella tua
pentola? Hai in programma qualche nuova pubblicazione?
Esce ad aprile: una guida milanese molto molto
particolare, che troverai in tutte le librerie e forse anche in altri canali, sempre
per Fanucci Editore. E poi in autunno arriverà finalmente il seguito di Gaia. E
poi… in effetti starei anche scrivendo il libro storico dell’Hotel Manin, con
interviste e racconti di famiglia, e questo progetto (diverso dal solito) mi
sta davvero coinvolgendo. Questo libro avrà anche la prefazione di un grande
personaggio, ancora top secret. Mentre riguardo alla guida in uscita, posso
dirlo, la dedica introduttiva è di Elio Fiorucci, che è un caro amico, e anche
una persona meravigliosa.
Ci vuoi parlare
un po’ delle tue iniziative “filantropiche”, quali quella di distribuire libri
ai malati dell’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano o “Dialogo nel buio”
presso l’Istituto per non vedenti?
Filantropiche mi piace, aspetta che lo dico alla Merlini (n.d.a. Valeria
Merlini è il critico letterario che da due anni a questa parte è direttore artistico
delle mie iniziative). Tutto è nato diversi anni fa, dopo aver prestato la mia
voce come volontaria all’Ospedale dei bambini Buzzi di Milano, per leggere le
favole della buona notte. L’anno successivo, a Natale, insieme a un’associazione
di comunicazione responsabile ho coinvolto un gruppo di autori per
sensibilizzare alla lettura e abbiamo realizzato un “Book-crossing Day” senza precedenti:
in 24 ore abbiamo raccolto 4.000 libri che in due (Carmen Fiore dell’associazione
e io) abbiamo poi consegnato “a mano” al Buzzi, al San Carlo, al San Paolo, al Trivulzio
e ad altre strutture. L’anno seguente mi ha chiamata Gian Paolo Serino per il progetto
“Parole di cuore” all’istituto dei tumori. Un autore passa un pomeriggio
insieme ai bambini e ai ragazzi che fanno chemio, e si rompono le scatole tra
un trattamento e l’altro, per dirla con leggerezza, e allora arrivi tu e li fai
giocare, ridere, inventi storie. Poi nel 2014, con Valeria Merlini, abbiamo
realizzato un video, “Harlem Shake”, con 20 autori, per regalare i nostri libri
autografati al reparto oncologico del San Carlo, video finito su tutti i TG
(c’era Pinketts!); mentre nel 2015 li ho chiamati tutti a raccolta per fare
insieme il percorso “Dialogo nel buio” all’Istituto dei Ciechi, con il gran
finale di aperitivo al buio e tante, tante risate. Forse è stata l’esperienza
più bella, finora; l’anno prossimo ce ne inventeremo un’altra, ormai è un
format!
Scivolo nel
politico, ma è normale al giorno d’oggi. ISIS, proprio di questi giorni le
minacce all’Italia. Cosa ne pensi e quali posizioni auspicheresti che il
governo italiano prendesse? Ti pongo questa domanda perché io, nella mia città,
abito in un quartiere in cui ormai vivono moltissimi musulmani, nel tempo immigrati qui in Italia, ne conosco parecchi e addirittura la mia figlia
ventenne è fidanzata con un ragazzo di origine algerina. Quindi, il rischio del
verificarsi di episodi di intransigenza, da entrambe le parti, mi preoccupa
molto e ci tengo a conoscere e divulgare le opinioni di miei interlocutori.
Non amo
parlare di politica, non ne avrei nemmeno l’autorevolezza, visto che si è riso
e scherzato finora. Dico solo che la paura è generata dall’ignoranza (non sono
le religioni che uccidono ma gli uomini). Invece di sprecare tanti soldi per i
benefit dei politici, creerei dei corpi speciali, uomini preparati ad
affrontare professionalmente un fenomeno che non si era mai visto (così) nella
storia. Ma noi ci facciamo sempre ridere dietro, pensa che a capodanno la mia
dirimpettaia ha avuto i ladri, lei era in viaggio, noi vicini abbiamo chiamato
i Carabinieri e questi hanno detto: “Ma sono armati? ci sono feriti? beh se ormai
hanno già rubato, non è urgente, veniamo domani” (mai arrivati, per onor di
cronaca!). Ecco, quello che detesto ultimamente dell’Italia è che non mi sento
più sicura. Forse l’invasione terroristica a mezzo social network ha centrato
l’obiettivo… ci hanno scatenato la paranoia conclamata!
Un saluto ai tuoi lettori: vai!
Un
saluto a tutti i lettori, ci vediamo ad aprile in libreria, e… non andate a
vedere quella boiata di “50 sfumature di grigio” (fate i bravi!) ciao!